AMAZZONI e
CAVALIERI

 
  homepage
homepage
  AMAZZONI  
     
 
     AMAZZONI
 
 
LE AMAZZONI
  Sarcofago con scene di battaglia tra Amazzoni e Greci, II sec. d.C., Musi Capitolini
In un passato remoto 
esisteva un popolo di guerriere, 
accertato storicamente 
soprattutto nelle terre tra 
l'Europa e l'Asia... 
...questo era 
il popolo delle 
Amazzoni. 
   

La parola “matrimonio” deriva da “madre”, non da “padre”. Ciò perché nel nostro passato le cose andavano diversamente da come vanno oggi. Nell’antica Grecia, all’inizio dei tempi, in molte zone dell’Egeo, era la donna a capo della famiglia. Nella stessa mitologia greca troviamo traccia di tali usanze. Le origini del matriarcato vanno ricercate nell’antica isola di Creta e in Licia. A Creta si venerava uno Zeus figlio di Rea, senza padre, dio “mortale” discendente da un’unica dea “immortale”. Infatti, sull’isola si troverebbe la tomba del dio che, una volta morto, venne seppellito, ritornando così alla Madre Terra, per l’appunto Rea. Creta è la “terra madre” per eccellenza (al contrario di “patria”, da “padre”). In tutte le culture antiche era venerata una dea Madre, cui radice del nome, nella maggior parte dei casi, era Lar-, Led-, Las-, Lat-. Latona ad esempio era la madre di Apollo; Leda, la madre mortale di Elena (di Troia); nella lingua licia, “leda” significa proprio “madre”. Dalla “Madre Terra” di Creta discendono tutti gli uomini e tutti sono fratelli. Per questo chi uccideva un altro uomo si macchiava di “paricidium”, termine che sopravvisse fino ai Romani per poi assumere altro significato, a livello più familiare. Inizialmente, il paricida era il comune assassino, in quanto il termine derivava dalla parola “pario”, cioè “partorire”, quindi veniva messo in risalto l’atto generativo da parte della madre.
Era considerato un atto sacrilego. Il paricida non poteva essere sepolto, perché in tal caso sarebbe ritornato alla madre terra. Veniva messo in un sacco insieme ad un serpente, oppure ad un cane, un gallo o una scimmia e gettato in un fiume. Fin dai tempi dell’antico Egitto, il Nilo straripava periodicamente inondando le terre adiacenti e rendendole fertili. Ciò veniva visto allo stesso modo di una fecondazione. L’acqua rappresentava il seme maschile, ecco perché la mitologia egizia vedeva il fallo di Osiride “disperso” nelle acque del Nilo, mentre la terra era la donna, che riceveva il seme nel suo “grembo” e lo faceva germogliare. Per questo Talete ed Omero vedevano l’acqua come primo elemento, origine della vita e di ogni cosa. Dall’acqua marina giunse a Creta il toro poseidonico che fecondò Pasifae, sposa di Minosse, trasformata in mucca, con l’aiuto di Dedalo, per essere fecondata. Da questa unione nacque Asterio, il Minotauro, sconfitto successivamente da Teseo. Nel matriarcato, il marito o il padre avevano poca importanza e i figli prendevano il nome dalla madre. La stirpe greca dei Molionidi derivava ad esempio da Moliona, gli abitanti di Locri venivano detti Epizefiri, da “Zefiritide”, uno dei nomi di Afrodite. Al matriarcato erano collegati dei simboli. La luna, quindi la pietra lunare, per questo la Medusa, regina delle Gorgoni, si dice fosse in grado di “pietrificare” chiunque guardasse; Pitagora collega al matriarcato il numero 2, in quanto tale numero è quello della femminilità, dell’eguaglianza e della giustizia: la suddivisione di un numero pari in due parti porta al “concepimento” di altri due numeri uguali. I numeri dispari invece sono propri del maschio, indivisibile, incapace di generare. Al matriarcato è legata la vita e la morte, che sono ancora 2 facce della stessa medaglia, così come la legge del taglione, ad ogni causa corrisponde un effetto, ad un agire, un soffrire, quindi si tratta di un diritto sanguinario, che assicura sempre agli dei del sottosuolo 2 corpi, quello della vittima e quello del giustiziato (in quanto colpevole di paricidium).

Durante la processione di Iside, in Egitto, il quarto sacerdote portava il calco della mano sinistra di Iside, la mano della giustizia, intesa come legge della morte. La sinistra è il lato femminile, la destra quello maschile. A Cuzco, in Perù, la città era disposta su due assi, quello di sinistra, ove sorgeva la piramide della Luna, sepolcro della regina, e quello di destra, ove si trovava la piramide del Sole, dedicata al Sovrano, l’Inca. Ritornano ancora il Sole e la Luna, l’uno simbolo dell’uomo, l’altro della donna. L’uno, simbolo del patriarcato, l’altro simboleggiante il matriarcato. Ma la diade è connessa con la triade. Se il numero 2 è femminile, il 3 è la perfezione, in quanto è l’unione del 2 (donna) e dell’1 (uomo). Il cosmo stesso era pensato come un triangolo. Ancora fino ad un recente passato, l’uomo era visto come la perfezione rispetto alla donna, che non era altro che una “versione mal riuscita” del primo. Ancora al tempo di Galeno (II sec. d.C.), si credeva che non esistessero due sessi diversi, ma uno solo. L’unica differenza stava nel grado di perfezione: la donna era un essere che non aveva raggiunto la perfezione che aveva l’uomo ed i suoi genitali erano rimasti atrofizzati, come gli occhi delle talpe. Questo, si credeva, accadeva per una “mancanza di calore”. Infatti, ancora nel rinascimento, e forse oltre, si credeva che una donna potesse diventare uomo, ma non viceversa, in quanto era solo possibile tendere verso la perfezione, non il contrario. Gli uomini che diventavano donne tutt’un tratto erano condannate al pari degli eretici. Al matriarcato è legata la ginecocrazia, ovvero il potere della femmina sul maschio. Il più classico esempio di ginecocrazia sta nel mondo animale. Le api sono un “popolo” di amazzoni. Il solo compito dei fuchi maschi è quello di fecondare l’ape regina, successivamente, al termine del loro compito, questi vengono uccisi dalle api femmine. Nell’antichità, sparsi in diverse zone, esistevano diversi popoli che basavano il loro diritto sulla ginecocrazia.

Le Amazzoni erano popolazioni composte quasi esclusivamente da sole donne organizzate senza la presenza di uomini (o comunque, la loro presenza non era rilevante, in alcun senso). Seguivano le antiche leggi telluriche del matriarcato e vedevano la convivenza tra sole donne come la più perfetta. Tale particolarità aveva avuto origine all’interno delle società guerriere, quando l’uomo era costretto a stare molto tempo lontano da casa per combattere e, di conseguenza, era la donna che doveva stare a casa e fare da capofamiglia; doveva badare al fuoco domestico, ai figli, ai campi e partecipare alle assemblee cittadine. L’uomo tornava a casa solo di tanto in tanto, in quanto era impegnato, per la maggior parte del tempo, in battaglia. In questo tipo di società nacque la ginecocrazia e la vita amazzonica, nonché l’eterismo, ovvero la pratica sessuale indifferenziata, vista solo come un sacrificio al quale era portata la donna, con l’unico scopo di dare un futuro al proprio popolo (come valeva per l’ape regina).

Le donne, le Amazzoni, accettavano ospiti di sesso maschile solo in certi casi e periodi, e solo per necessità, come nel caso delle donne di Lemno, che ospitarono Giàsone e gli Argonauti e poi si unirono ai Minii. Giacevano con questi uomini e speravano di rimanere incinte al primo amplesso. I figli maschi che nascevano, nella maggior parte dei casi, venivano uccisi. Ma, probabilmente, potevano anche essere venduti come schiavi. Le femmine venivano cresciute e abituate alla vita amazzonica fin da piccole. Popolazioni di amazzoni erano presenti in Africa, nell’Egeo e in Asia. Ancora al tempo di Alessandro Magno, esisteva il regno della regina Candace in India. L’esistenza di regni amazzonici vicino l’India è attestata dai racconti dei cronisti di viaggi in Cina. Nella storia dell’umanità ci sono state, di volta in volta, uomini che hanno scritto la parola “fine” al capitolo dell’Amazzonismo. Ricordiamo Teseo, Perseo, Eracle, che lottarono contro le Amazzoni e le sconfissero, imponendo il patriarcato. Perseo lottò contro Medusa, Eracle combatté due campagne militari contro gli Elidi. Quando l’amazzone Clita seppe della morte di sua figlia Pentesilea sotto le mura di Troia, partì col suo popolo, ma le tempeste la spinsero in Italia, ove fondò una città chiamata Clita. Le regine che si susseguirono vennero tutte chiamate Cliti. Queste Amazzoni vennero sconfitte da Crotone. La fine violenta degli antichi regni ginecocratici è evidentemente la regola. Al patriarcato, che subentrò grazie ad Eracle, Achille, Perseo, Teseo, Dioniso, etc. è direttamente connesso il simbolo solare (in contrapposizione alla luna), la vita (al contrario della morte) e lo spirito (invece del corpo). Ad esso è collegato il dio Apollo, dio solare, e la dea Atena, nata “dalla testa di Zeus”, quindi, senza madre. Al patriarcato è legato anche il numero 7. Licia trovò le ossa di Oreste e le portò a Sparta in una bara lunga 7 cubiti. Prima dell’ottavo canto dei cigni cantori del Pattolo, Latona mise al mondo Apollo sull’isola di Delo. La sua lira avrà 7 corde. Oreste è direttamente collegato al patriarcato, in quanto matricida. Vendicò l’assassinio di Agamennone, suo padre, ucciso in un complotto da Clitemnestra, sua madre, e dal suo amante. Oreste, per aver ucciso la madre, dovette subire la vendetta delle Erinni, 5 titani, ma ottenne la protezione di Apollo. Un caso simile è quello di un altro matricida, Alcmeone, il quale uccise la madre Erifila, colpevole di aver ucciso suo marito Anfiarao (il quale dopo morto venne “inghiottito” dalla terra, ritornando quindi nel suo grembo), essendo stata sedotta dal fratello Adrasto. Presso questi antichi popoli matriarcali l’unione tra fratello e sorella era vista come la più perfetta. Basti pensare a Osiride ed Iside in Egitto, a Zeus ed Era in Grecia o addirittura all’interno della civiltà precolombiana degli Incas. Al tempo di Sesostri, l’Egitto annoverava molte tribù di donne guerriere. Mirina, regina delle amazzoni, stipulò un patto di alleanza con gli Egizi. Qui, regnava il matriarcato. Chi giaceva con la regina, poteva divenire Faraone. Importante era quindi l’atto fisico, carnale, tipico dei popoli antichi e tellurici, legati alla Madre Terra. Solo la vergine di Amon dava al Faraone l’erede al trono. L’uomo dominava solo sul piano spirituale, infatti non esistevano sacerdotesse, solo sacerdoti. Così some la regina Candace, in India, senza marito sono anche la regina di Saba (Bilquis) e Semiramide, una vera e propria amazzone. L’incontro tra Bilquis e Salomone può essere paragonato a quello tra Candace ed Alessandro il Grande. Questi cercava un unione non solo politica del mondo allora conosciuto. Tolomeo, suo generale, creò il dio Serapide, in cui convogliavano tratti della religione egizia e della mitologia greca. Alessandria d’Egitto era la città dei 5 colli (2 + 3), cioè, la città dell’unione tra matriarcato e patriarcato, la città della perfezione. Alessandro incontrò anche altre amazzoni, come Talestri e Minizia. Personalità storicamente accertate sono Tomiri, Zarina, Sparetra, tutte regine di regni amazzonici in Asia. Lentamente, questi regni volsero al termine, sia pacificamente, sia violentemente. Con l’avvento di Roma, l’amazzonismo concluse definitivamente la sua parabola, divenendo così solo ricordo e leggenda. 

 


Amazzone pronta per la battaglia:

potrebbe forse raffigurare Venere armata. La statua è conservata alla National Gallery

Nella letteratura e mitologia greca
Collocazione

Sulla base delle fonti classiche, le Amazzoni vivono nella Scizia, presso la palude Meotide o in un'area imprecisata delle montagne del Caucaso da cui sarebbero migrate, successivamente, sulla costa centro-settentrionale dell'Anatolia (o viceversa da questa in Scizia).
Eschilo, nella sua tragedia Prometeo incatenato, sposa l'origine caucasica e accenna alla migrazione quando fa profetizzare, da Prometeo, la sorte di Io. Alla fanciulla - che è stata trasformata in giovenca e che sta disperatamente fuggendo dal castigo di Era - viene rivelato il fatto che la aspetta un lungo viaggio, alla fine del quale raggiungerà il Bosforo, dove sarà liberata, non prima, però, di aver visitato vari luoghi dell'Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meotide dove vivono le Amazzoni.
Le donne guerriere, secondo il titano, migreranno successivamente nell'Anatolia fondando la città di Temiscira presso il fiume Termodonte nella regione del Ponto.
Erodoto le colloca, invece, in Scizia presso il fiume Tanai[9] cercando di coniugare, così come già accennava Esiodo, i vari racconti mitologici degli scontri fra gli eroi greci e le Amazzoni di Temiscira con i resoconti etnografici dell'epoca sui Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano con gli uomini a cavallo, vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia.
Erodoto, contrariamente a Eschilo, fornisce un elaborato racconto della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai Greci, dall'originale sede di Temiscira fino alla palude Meotide ove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani maschi Sciti migrando, successivamente, assieme a costoro in una zona imprecisata lungo il corso del fiume Tanai. In quel luogo, i loro figli avrebbero dato origine ad un unico popolo: i Sauromati (Sarmati).
La fusione fra le due popolazioni, avrebbe originato, tra i Sarmati[13], una ginecocrazia ovvero una società matriarcale secondo alcuni autori classici fra cui Plinio il Vecchio.
Strabone, qualche secolo dopo, nella sua Geografia, colloca ancora il popolo delle Amazzoni in quell'oriente favoloso per l'uomo greco che comprende Scizia, Persia e India, parimenti abitato da popoli reali e fantastici, specificando, però, che le sue fonti sono in disaccordo indicando due regioni distinte.
Secondo Teofane di Mitilene che avrebbe compiuto, come riferisce Strabone, una spedizione in quei luoghi, le Amazzoni vivrebbero ai confini settentrionali dell'Albania caucasica[16] in quanto separate dal fiume Mermadalis dalle terre degli Sciti e di altre popolazioni nomadi del Caucaso.
Secondo altre due fonti di Strabone, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, le Amazzoni abiterebbero una valle fra i Monti Cerauni, nell'Armenia, e confinerebbero con i Gargareni, un popolo costituito esclusivamente da individui maschi con cui le Amazzoni si accoppierebbero per assicurarsi la sopravvivenza.

Mappa inglese del 1770 che ricostruisce la geografia del Caucaso secondo le fonti letterarie greco-romane. Le Amazzoni sono state poste nella parte più settentrionale della  Sarmazia asiatica. La carta mostra anche l'ubicazione dell'Albania caucasica, della Scizia e della Palude Meote: tutti luoghi variamente citati dagli autori classici come patria delle Amazzoni

Usi e costumi

Le donne guerriere venivano tradizionalmente governate da due regine, una della pace (politica interna) e una della guerra (politica "estera"). Tra le regine più conosciute si ricordano Mirina, Ippolita e Pentesilea.
In Geografia XI.5.4-5, Strabone descrive il costume delle Amazzoni di compiere, ogni primavera, una visita nel territorio del popolo vicino dei Gargareni, i quali si offrono ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché possano generare dei figli. L'incontro avviene in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti possa conoscere l'identità dell'altro. Secondo Plutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno. Poi le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori.
La sorte della prole muta a seconda del sesso del nascituro. I maschi, secondo Strabone, vengono rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra.
Le armi principali delle Amazzoni sono l'arco, l'ascia bipenne ed uno scudo particolare, piccolo ed a forma di mezzaluna, chiamato pelta.
Prima di ogni battaglia suonano il sistro, uno strumento che producendo un suono limpido e cristallino, non può avere lo scopo di intimorire il nemico, ma solo quello di ingraziarsi gli dèi.

Il combattimento a cavallo è la loro specialità (ancora oggi "amazzone" è sinonimo di "cavallerizza"). Selezionano i loro animali e mantengono con loro un rapporto di affiatamento totale che le rende delle perfette centaure; cavalcano stalloni, nel periodo in cui i Greci si accontentano di pony.
Sono famosi i loro giochi Targarèi, dei quali narra Eumolpo: cinquanta imbarcazioni, chiamate titalnès, si affrontano sul Termodonte: scagliate una verso l'altra a velocità folle, vincono quelle i cui campioni - detti targaira, amazzoni in piedi sulle barche che impugnano delle aste - riescono a sostenere l'impatto senza cadere in acqua. Si procede così a eliminazione finché non c'è un'unica vincitrice, che viene proclamata la prediletta di Afrodite (anche questo è insolito: normalmente le Amazzoni veneravano la Dea Madre, che può essere identificata con Cerere, ed Artemide).
Loro insolita caratteristica è quella di schiacciare un solo seno per avere maggiore mira con l'arco.

Persone ed eventi
Le Amazzoni erano considerate nemiche dei Greci, in quanto, in una società maschilista come quella greca l'esistenza di donne guerriere non era neanche concepibile, e quindi esse rappresentavano la barbarie[senza fonte] che si contrapponeva all'ordine della civiltà ellenica.
Le Amazzoni sono citate frequentemente nella letteratura classica greca. Oltre alle descrizioni etnografiche di autori come Erodoto, Strabone, Diodoro Siculo che cercano di coniugare mito e storiografia, ma senza operare una netta distinzione l'uno dall'altra, vi sono naturalmente quelle più nettamente poetiche e mitologiche. Uno dei riferimenti epici più antichi è sicuramente quello nell'Iliade in cui sono menzionate due volte.
In Iliade III.188-190, Priamo ricorda di aver combattuto le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia (Turchia nord-occidentale). Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano «ὰντιάνεραι» (eguali ai maschi, forti come i maschi), ma non erano numerose come gli Achei.
Priamo cita anche il luogo della battaglia che appare concorde con i riferimenti mitografici alle Amazzoni del Ponto: le rive del fiume Sangario (Σαγγάριος in greco, Sangarius in latino) che è il nome antico del fiume Sakarya nella regione storica della Frigia.
In Iliade VI.186[20], la lotta contro le Amazzoni è una delle imprese compiute da Bellerofonte che fa da perfetto contraltare, essendo le Amazzoni le più forti fra le donne, ad un'altra impresa dell'eroe, menzionata nel verso precedente: lo scontro con i Solimi contro i quali Bellerofonte avrebbe combattuto la più dura battaglia con uomini.
Nell'Etiopide, un poema epico di Arctino di Mileto risalente al VII secolo a.C. e molto noto nell'età classica, ma di cui ci è pervenuto solo un breve frammento originale e un riassunto del V secolo a.C., veniva narrata la partecipazione delle Amazzoni, guidate dalla loro regina Pentesilea, alla guerra di Troia come alleate, questa volta, di Priamo. Il fulcro del poema era lo scontro fra Achille e Pentesilea che si concludeva con la morte di quest'ultima per mano dell'eroe greco e la restituzione del suo corpo ai Troiani da parte di un Achille commosso e pieno di ammirazione verso l'amazzone tanto da venir accusato di tradimento da un suo compagno d'arme.
I sentimenti di Achille nell'Etiopide, così prossimi all'amore verso la fiera nemica, e la tragicità intrinseca della vicenda, erano ideali per essere trasformati, durante il Romanticismo, in un intenso dramma psicologico d'amore e morte. E così, proprio, lo svilupperà il drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist nella sua tragedia Penthesilea (1808) in cui, una regina delle Amazzoni resa folle dal contrasto insanabile fra l'amore e l'orgoglio sbrana, assieme ai suoi cani, il corpo di Achille.

Lista di Amazzoni

Aella, la prima delle Amazzoni che affrontò l'eroe Eracle, quando egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.[23]
Agave, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
Alcibia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Diomede.
Alcippe (mitologia), una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
Antandra, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.
Antibrote, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Achille.
Antioche, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
Antiope, regina delle Amazzoni, fu amata dall'eroe Teseo, il quale la rapì e la condusse con sé ad Atene. Ebbe da lui un figlio, Ippolito. Venne uccisa da Molpadia, un'Amazzone, o da Teseo stesso.
Asteria, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
Bremusa, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Idomeneo.
Celeno, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Era una vergine cacciatrice, compagna di Artemide. Venne uccisa dall'eroe.
Clonia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Podarce, figlio di Ificlo.
Climene, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
Cleta, nutrice di Pentesilea, fu una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina a Troia. Dopo la sua morte, abbandonò il resto delle sue compagne e partì alla volta dell'Italia Meridionale. Qui fondò una città e diede origine ad un forte regno. Venne uccisa durante una battaglia.[
Deianira, una delle Amazzoni che affrontarono l'eroe Eracle, allorché egli preparò una spedizione per ottenere la cintura della regina Ippolita. Venne uccisa dall'eroe.
Derimacheia, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Diomede.
Derinoe, una delle dodici Amazzoni che accompagnarono la regina Pentesilea a Troia. Venne uccisa da Aiace d'Oileo.
Diossippe, una delle Amazzoni, nominata da Igino.
Ippolita, regina delle Amazzoni.
Lampado, regina delle Amazzoni.
Liliana, l'ultima della stirpe amazzone.
Lisippa, regina delle Amazzoni, fondatrice della città di Temiscira e madre di Tanai. Morì in battaglia.
Marpesia, regina della Amazzoni, morì in battaglia.
Melanippe (amazzone)
Pentesilea, regina delle amazzoni nella guerra di Troia, in cui condusse le sue guerriere al fianco dei troiani; combatté con grande valore ma trovò la morte ad opera di Achille (secondo una versione del mito, grazie all'intervento divino di Teti).
Talestri, una delle regine amazzoni, che incontrò Alessandro Magno.

Fonte: Web-Wikipedia

 


  
 
     
   
 
Seguici su FaceBook e YouTube  
APPENNINO a CAVALLO - Associazione Culturale iscritta al n. 8291 del 6/3/2013 del Tribunale di Bologna - Police Privacy | Cookie Policy | Sitemap
Nelle Regioni: Abruzzo | Basilicata | Calabria | Campania | Emilia Romagna | Lazio | Liguria | Marche | Molise | Puglia | Sardegna | Sicilia | Toscana | Umbria |