I CAVALLI

 
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Meglio tardi? o meglio mai?

Scrivere una presentazione al Barefoot non è cosa semplice, gli esperti di comunicazione e marketing la vorrebbero corta, accattivante e capace di tener incollati gli occhi dei lettori. Visto che purtroppo o per fortuna non sono un esperto di marketing e non voglio costringere chi non è interessato, a leggere queste poche righe mi lascerò andare nel racconto della mia esperienza.

Sono un meccanico o autoriparatore (suona più aulico) ho compiuto studi scientifici al liceo e alla facoltà di Geologia di Bologna prima di seguire la mia passione per i fuoristrada e i viaggi. Il più antico e affascinante dei 4x4 è il cavallo, da sempre simbolo di libertà mi ha accompagnato come passione fin da piccolo. Ho accumulato esperienze durante escursioni e gare di endurance, i frequenti allenamenti in campagna mi hanno fatto apprezzare la compagnia di questo paziente animale ma mi hanno anche sollevato dubbi e perplessità sulla sua gestione. La prima risposta ad una di queste domande l’ho trovata nell’horsemanship, non come scuola con brevetti e diplomi ma come percorso di crescita ed osservazione di un animale così comune a molti ma completamente sconosciuto a troppi. L’altra domanda, molto più tecnica, non trovava risposta: “Perché con la disponibilità di materiali tecnologicamente avanzati come kevlar, resine, carbonio, etc. al nostro povero amico quadrupede continuiamo ad inchiodare barre stampate di ferro dolce?”. Ho provato ad avvicinarmi al mondo della mascalcia ma la finta disponibilità di prendermi come apprendista mi ha lasciato al palo, ho ripiegato su di una ricerca in rete di tecniche alternative fino a leggere “Barefoot”. Gli eventi si sono susseguiti direi in una rapida e felice combinazione. Ho conosciuto il Dott. Franco Belmonte e seguendo i suoi consigli e corsi ho sferrato uno dopo l’altro tutti i trentacinque cavalli del Red Rose Ranch di Valentina Bonera.

A questi si sono aggiunti molti altri di conoscenti, amici e clienti.

Perché scegliere il piede scalzo?

Perché volete che la natura libera del vostro cavallo ritrovi la sua umanizzata condizione. Perché volete mettere in discussione i dogmi della mascalcia e della veterinaria applicata come un ricettario di cucina. Perché volete imparare a conoscere ed apprezzare la complessità di questo animale che troppo spesso viene ridotta e semplificata per ignoranza 

Perché scoprirete in quello che avete sempre trattato come un mezzo, spogliato da tutti gli accessori (ferri, imboccature, martingale, coperte, parastinchi, ramponi,) un compagno e forse un amico. La mia esperienza di pareggiatore è cresciuta e continua a farlo ma quello che mi lascia sempre allibito è la semplice logicità del barefoot. 

I cavalli sono nati per muoversi su qualsiasi terreno se gli viene dato il modo di abituarcisi, chiedono solo fieno e sottolineo “solo” anzi sottolineo anche “fieno”, spazi aperti e compagni di branco.

La ricetta è tanto semplice ed economica che lascia senza parole.

Leggere che quasi tutte le patologie che affliggono il nostro amico sono causate solo dall’errata gestione e sono scientificamente dimostrate da anni dovrebbe far riflettere. Forse inizio ad essere prolisso ma vorrei riuscire a trasmettere almeno il seme del dubbio. Veniamo descritti come i talebani dell’equitazione ma solo perché il nostro modo di rispettare il cavallo non può avere compromessi. Un box di 5x5 è meglio di uno 3x3 ma è sempre una prigione. Un cavallo navicolitico che salta infiltrato non è accettabile. Non vorrei aprire il vaso di Pandora ne iniziare uno sterile dibattito, ci tengo solo a precisare che i due più famosi pareggiatori americani, Jaime Jackson e Peter Ramey, erano maniscalchi. La nostra non è una crociata contro l’utilizzo dei ferri ma alla poca conoscenza della natura del cavallo e dei suoi reali bisogni.

In poche parole posso decidere se tenere scalzo il mio cavallo, optare per delle scarpette o tenerlo ferrato ma lo decido in maniera consapevole dei pro e dei contro di tutte e tre le scelte. Ferrare perché tutti ferrano o scalzare perché fa moda è, secondo me, mancanza di rispetto verso il nostro amico che si merita in cambio della sua continua disponibilità almeno lo sforzo di conoscerlo meglio. Mi piacerebbe avvicinarvi al barefoot non per allargare un’altra casta ma per fare cultura e informazione. Non cerchiamo clienti con cavalli da pareggiare ma clienti che diventino pareggiatori che a loro volta facciano informazione.

Se siete arrivati a leggere fino a qui spero che abbiate anche la voglia di mettervi in gioco e iniziare il vostro percorso nel bitless and barefoot studio.

di Marco Campara

Pubblicato sul n.3 di "Appennino a cavallo"


    
 
     
     
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