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A caldo e a freddo: La scelta fatta per il piede

A seconda delle necessità il maniscalco può decidere di ferrare un cavallo “a caldo” o “a freddo”. Nel primo metodo di ferratura, il ferro ancora rovente viene posizionato e appoggiato ( il termine tecnico è “piazzare” Fig. 1 ) sulla superficie soleare dello zoccolo appena pareggiato, così da carbonizzarlo al contatto in maniera più o meno completa. Nella seconda, il passaggio appena descritto viene saltato. I passaggi di ferratura precedenti e successivi restano identici per entrambe le metodiche, quindi la valutazione del cavallo, la sferratura, il pareggio, l’inchiodatura e la ribattitura non cambiano. I ferri possono, anch’essi, essere lavorati “a caldo” e “a freddo”, normalmente in corrispondenza  delle relative metodiche di ferratura.

Parliamo ora, più in dettaglio, dei due metodi appena citati.

La ferratura a caldo presuppone, innanzitutto, che il maniscalco sia dotato di una forgia in grado di scaldare il ferro e portarlo alla temperatura ideale per essere lavorato e piazzato, nonché di un’incudine adatta e degli attrezzi. La lavorazione e la sagomatura del ferro, secondo la sagoma dello zoccolo pareggiato, è facilitata nella ferratura a caldo rispetto a quella a freddo, poiché il metallo riscaldato fino all’incandescenza è molto più malleabile. Con minor sforzo si possono quindi ottenere sagome più minuziose e precise. La corretta sagomatura del ferro, ovvero il modellamento secondo il perimetro soleare dello zoccolo, è essenziale per una corretta ferratura. Essa permette infatti di mantenere inalterato l’equilibrio geometrico dello zoccolo (e del cavallo) ottenuto con un corretto pareggio, di inchiodare i chiodi lungo la linea bianca in maniera sicura ed efficace (Fig 2) ed evitare il deterioramento e la rottura patologica della scatola cornea, condizione tipica di cavalli non ferrati con una corretta sagomatura del ferro.

La sagoma appena ottenuta viene confrontata visivamente con la sagoma della superficie soleare del piede pareggiato, venendo corretta se necessario. Il ferro viene quindi piazzato sulla muraglia soleare in modo da cauterizzarne lo strato più superficiale. In questo momento si può decidere se piazzare, sulla muraglia dorsale, contemporaneamente al sedile del ferro anche le barbette o farlo separatamente subito dopo la prima impronta (Fig.3). La piazzatura comporta delle modificazioni sia a livello macroscopico che microscopico delle componenti dello zoccolo. Il trattamento termico porta le proteine dell’unghia a trasformarsi, carbonizzarsi e riorganizzarsi, nel contempo l’acqua contenuta nella sostanza cornea evapora completamente. Durante la fase della piazzatura l’architettura dei tubuli e delle lamine, in superficie, scompare. Il risultato è una superficie uniforme, disidratata, quasi del tutto impermeabile e sigillata, molto simile alla superficie di contatto col suolo di un cavallo selvatico. Lo zoccolo può trarre beneficio dalla bruciatura soprattutto in condizioni di umidità eccessiva. La bruciatura del piede può essere più o meno intensa a seconda delle necessità del piede ma  non deve mai, chiaramente, essere eccessiva per non correre il rischio di infiammare i tessuti molli sottostanti alla scatola cornea, inoltre lo zoccolo eccessivamente carbonizzato risulta molto fragile e più soggetto a sbriciolarsi. Con la piazzatura a caldo si ottiene inoltre una perfetta impronta del ferro sul piede che avrà una superficie di contatto priva di avvallamenti o protuberanze che potrebbero risentire di una incorretta ripartizione dei carichi a ferro fissato (Fig.4).

Tutto questo non è possibile ottenerlo con la metodica a freddo. La sagomatura del ferro risulta molto più difficile a causa della resistenza meccanica fornita dal ferro stesso e necessita di molta manualità ed esperienza per ottenere risultati paragonabili a quelli ottenuti con la lavorazione a caldo, che può comunque essere fatta senza essere seguita dalla piazzatura. Inoltre fare combaciare la superficie del piede con il sedile del ferro è, anch’essa, più complicata e richiede molta attenzione ed una competenza elevata per essere raggiunta. La stessa cosa vale per l’incasso delle barbette. Va comunque segnalato che esistono tecniche di pareggio e ferratura che non richiedono che il piede sia totalmente a contatto col sedile del ferro.

La ferratura a freddo non è una pratica da sconsigliare, ma può e deve essere usata secondo necessità, tenendo presente dei bisogni e dei limiti del cavallo che si sta per ferrare.  Oltre che l’animale, anche il materiale di cui è fatto il ferro condiziona la scelta, ad esempio ferri in alluminio, materiali plastici e compositi non si prestano alla metodica a caldo.

In conclusione la ferratura a caldo presenta molti vantaggi, soprattutto nella cura e nella salute dell’unghia e, se effettuata da un professionista competente, è una pratica che può aiutare a mantenere a lungo la solidità del piede del proprio cavallo. La ferratura a freddo non deve invece essere una soluzione di ripiego a delle mancanze professionali o strumentali del maniscalco, ma deve essere una scelta fatta dietro un preciso ragionamenti e secondo necessità.

Per chiarimenti e bibliografia scrivere all’indirizzo vetmanferri@gmail.com e cioni.simone@alice.it.

Pubblicato sul n.13 di "Appennino a cavallo"

 

Fig.1      La piazzatura “a caldo

 

Fig.2  Corretta bruciatura del piede. Da notare le stampe dei chiodi che ricadono sulla linea bianca

 

Fig.3  Barbetta improntata a caldo vs barbetta improntata a freddo

 

Fig.4  Piede ferrato a caldo con improntamento delle barbette a caldo


    
 
     
     
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