I CAVALLI

 
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Risoluzione dei problemi: Il Terreno

In un precedente articolo (numero 1 della rivista) abbiamo visto come e per- ché il cavallo ha assunto l’aspetto odierno. In que-sto articolo cercherò di dare una spiegazione del perché forma e funzione dello zoccolo rispondo-no alle esigenze peculiari di questo animale. L’ambiente naturale in cui il cavallo vive (steppe e ambiente predesertico) pone, infatti a questo animale una serie di problemi da risolvere. Innanzitutto il tipo di terreno: duro e compatto (regioni aride per la mag-gior parte dell’anno) spes-so roccioso o disseminato di rocce, la mole dell’ani-male: il cavallo è uno de- gli ungulati più grandi di questi ambienti (ungula-ti più grandi del cavallo in ambiente simile sono pra-ticamente solo la giraffa, il bufalo e l’antilope alcina che ha dimensioni paragonabili a quelle del cavallo); esigenze legate al tipo di vita che conduce l’animale: in costante mo-vimento ed al regime alimentare.

IL TERRENO
Il terreno a cui si è adattato il cavallo è un terreno spesso duro, e uno dei problemi da risolvere è legato alla capacità di mantenere la stazione alle varie andature senza pericolo di scivolare. Questo proble-ma è stato risolto attra-verso la creazione di una forma dello zoccolo che permette al piede di prendere contatto con il suolo per mezzo di una sorta di margine “taglien-te”. Infatti lo zoccolo ha la forma di un tronco di cono con la base a forma di cupola, per cui, di fatto, in natura, la parte dello zoccolo che per prima prendecontatto con il ter-reno è il margine di giunzione tra la suola e la muraglia (linea bianca fig. 1a) e, nel cavallo do-mestico, dove il consumo dello zoccolo è minore, sulla porzione più interna della muraglia (fig.1b).
 

 

Il primo punto di contatto è, quindi molto sottile, una sorta di lama che ha la tendenza a piantarsi nel substrato. Ad aumuntare la capacità di presa sul terreno contri-buisce la forma dello zoccolo che, in condizioni  naturali, non è costituito da un piano, in veduta laterale, ma da un arco (fig. 2).

Durante la deambulazione a prendere contatto con il terreno sono, per primi, i talloni seguiti dalla punta e poi, a seconda delle carat-teristiche del terreno e della velocità del cavallo dalle altre strutture dello zoccolo che “lasciano l’impronta”. Il fatto che il margine di contatto con il suolo sia sottile e irregolare permette che lo zoccolo possa penetrare il substrato con le strutture soleari in misura variabile a seconda della du-rezza del suolo e della ve-locità del cavallo (all'aumen-tare della velocità aumenta la forza peso). Con terreno duro e compatto, quindi che ha la caratteristica di mantenere la propria forma, il piede fa presa soprattutto con talloni e punta; con terreno più mor-bido, che ha maggiore tendenza a disgregarsi e modellarsi, lo zoccolo ha la possibilità di penetrare, e, oltre al margine inferiore della muraglia, fa presa con barre fettone e suola aumentando decisamente la superficie di contatto con il terreno. Se a queste con-siderazioni aggiungiamo che la consistenza dell’unghia è paragonabile a quella di una gomma dura e quindi con la capacità di deformarsi per adattarsi alle asperità e proprietà antiscivolo, le capacità propriocettive e di coordinazione per la gestio- ne dell’equilibrio, possiamo immaginare quale formida-bile “tenuta di strada” pos-segga questo animale.

Dott. Ciro Onofri

Pubblicato sul n.8 di "Appennino a cavallo"


    
 
   
 
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